Salari bassi, inflazione alle stelle, boom dei neet: è un’Italia sempre più fragile

Salari bassi, inflazione alle stelle, boom dei neet: è un’Italia sempre più fragile

L’Italia è maglia nera sui salari tra le grandi economie avanzate del pianeta: è il risultato di una recente fotografia dell’Ocse. È, infatti, proprio nel nostro Paese che si registra il calo più significativo tra i big globali: “alla fine del 2022 i salari reali erano calati del 7% rispetto al periodo precedente la pandemia. La discesa è continuata nel primo trimestre del 2023 con una diminuzione su base annua del 7,5%. Si prevede che torneranno a crescere del 3,7% nel 2023 e del 3,5% nel 2024, mentre l’inflazione dovrebbe attestarsi al 6,4% nel 2023 e al 3% nel 2024”. Ad aggravare il quadro, secondo l’Ocse, i “significativi ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi (oltre il 50% dei lavoratori italiani è coperto da un contratto scaduto da oltre due anni) che rischiano di prolungare la perdita di potere d’acquisto per molti lavoratori”. A ciò si sommano i tassi dei mutui sempre più elevati e l’inflazione che corre: un cocktail micidiale che vede i fragili sempre più in difficoltà e che impoverisce un intero Paese.

Anche sotto il profilo del capitale umano la tendenza è al negativo: secondo un’elaborazione realizzata dal Sole 24 Ore su dati ricavati da più fonti (Istat, Almalaurea, Unesco, Svimez) è emerso che gli italiani in possesso di una laurea che lavorano all’estero guadagnano il 41,8% in più rispetto a chi ha lo stesso lavoro in Italia. Nella fascia d’età 25-34 anni, il saldo migratorio delle persone con un titolo d’istruzione superiore in tasca, per noi, è stato negativo per circa 79mila unità. Mentre il Nord riesce a compensare le uscite con l’attrazione di giovani provenienti dal Mezzogiorno, il Sud si ferma alla perdita secca di talenti. Un doppio colpo, che non potrà che essere aggravato dall’eventuale approvazione del disegno di legge sull’autonomia differenziata. Particolarmente significativa anche la situazione dei neet: in Italia nel 2022 quasi un quinto dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia, non lavora e non è inserito in percorsi di formazione. Il nostro tasso di neet è di oltre 7 punti percentuali superiore a quello medio europeo e, nell’Unione europea, secondo solo alla Romania. Il fenomeno interessa in misura maggiore le ragazze (20,5 per cento) e, soprattutto, i residenti nelle regioni del Mezzogiorno (27,9 per cento). Sono 9 le province dove oltre il 35% dei giovani è neet. Si trovano tutte nel mezzogiorno. Inoltre, le province con più neet tendono a coincidere con quelle con basse competenze. In provincia di Caltanissetta è neet il 46,3% dei giovani di età compresa tra 15 e 29 anni. Seguono i territori di Taranto, Catania, Napoli, Messina, Palermo, Siracusa, Foggia e Catanzaro, con quote che superano il 35% (dati Openpolis, 2021). Investire sulla qualità degli apprendimenti e sulle competenze è la principale strategia per ridurre l’incidenza dei neet sul medio e lungo termine. Allo stesso tempo appare comunque fondamentale intervenire a supporto di chi si trova in questa condizione. Le priorità sono, quindi, lavorare sull’emersione del fenomeno e la frammentazione dei servizi.

Dignità, solidarietà, lavoro, diritti: sono queste le parole chiave che devono tornare prepotentemente al centro del dibattito e delle strategie per il futuro del Paese.

 

di Valerio Ceva Grimaldi