Sicurezza sul lavoro: Giordano, “Arrivare a incidenti zero è un dovere”

Il direttore dell’Ispettorato nazionale del Lavoro delinea la strategia, tra ispettori altamente specializzati, controlli mirati e cultura della formazione

Una problematica seria in Italia, quella della salute e della sicurezza sul posto di lavoro che registra ancora numeri allarmanti per cui è impossibile voltarsi dall’altra parte. Stiamo parlando, secondo gli ultimi dati Inail, di 121.994 denunce di infortunio nel primo bimestre del 2022 (+47,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Aumentano, pure, del 9,6% le morti bianche. Cosa si può fare per frenare questo grave fenomeno? Quali sono le strade da percorrere? Ne abbiamo parlato con Bruno Giordano, Direttore dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

 Direttore, al suo insediamento ha dichiarato di voler riformare la strategia ispettiva. Ci racconti quali sono i punti cardine di questa strategia?

Il primo punto importante è che è stata rivista l’intelligence ispettiva, cioè la capacità di distribuire sul territorio le ispezioni, anche grazie ad una implementazione delle banche dati. Soprattutto, però, la strategia ispettiva si muove sulla base di uno studio delle aree geografiche e dei settori a maggior rischio, con una distinzione non solo tra attività lavorative, ma anche tra nord, centro e sud, o tra aree metropolitane, provinciali e rurali. È stato anche creato il Gruppo Ispettivo Centrale, il cosiddetto GIC, con degli ispettori esperti che vengono applicati per attività ispettive di particolare specializzazione. Quindi, in breve, la nuova strategia ispettiva comporta una maggiore specializzazione degli ispettori, attraverso specifica formazione, ed una articolazione in base al mercato del lavoro.

C’è un problema di coordinamento tra le varie istituzioni che si occupano di sicurezza sul lavoro?

C’è sempre un problema di coordinamento, perché nel nostro Paese ci sono oltre dieci organi di vigilanza. I principali sono quelli dell’Ispettorato, delle Asl, dell’Inps e dell’Inail. L’Ispettorato si è assunto l’onere di coordinamento, perché più si è coordinati e più si è efficienti ed efficaci, senza duplicare o triplicare le ispezioni negli stessi luoghi di lavoro.

Lei pensa che la legislazione attuale in materia di salute e sicurezza sul lavoro sia sufficiente ed adeguata o che ci sia bisogno di qualche intervento, a partire, per esempio, dal potere di sospendere le imprese che hanno effettuato violazioni?

Il potere di sospensione delle imprese è stato già modificato, molto efficacemente, dal decreto legge del 21 ottobre 2021, quindi esattamente sei mesi fa. A distanza di sei mesi, siamo in grado di poter dire che è stata una modifica molto efficace. Sono state fatte circa 700 sospensioni di imprese in sei mesi, mentre prima ce n’erano state appena 34 in un anno. Un’efficacia dimostrata dai numeri e che non ha portato alcun blocco nelle attività economiche, perché il 90% delle imprese sospese ha regolarizzato entro le ore 12 del giorno dopo. Questa è la foresta che cresce rispetto all’albero che cade. Sicuramente un tagliando normativo va fatto. E questo non riguarda solo le imprese private ma anche la Pubblica amministrazione. Non dobbiamo dimenticare che il più grande datore di lavoro in Italia è lo Stato.

Come si può investire più efficacemente nella cultura della formazione?

La formazione in Italia è una nota dolente. Se ci fosse più formazione certamente ci sarebbero meno incidenti, perché il lavoratore veramente cosciente di quello che deve fare per evitare pericoli è il primo soggetto artefice della propria sicurezza. La formazione in Italia, purtroppo, è inquinata dalla falsa formazione e da chi rilascia falsi certificati, attestando una formazione che non è mai stata fatta. Questo è grave, comporta una complicità tra il datore di lavoro, il consulente esterno che si presta alla finta attestazione e il lavoratore, che non riceve quello che è un suo diritto. Occorre puntare sugli organismi paritetici, su una formazione equamente condivisa e gestita dalle parti sociali e dove quindi viene fatta effettivamente.

L’obiettivo “incidenti zero” è un’utopia?

È un dovere. È un dovere non soltanto delle imprese, è un dovere della pubblica amministrazione, degli organi di vigilanza, della legge, è un dovere di tutti gli organi pubblici e privati.

Perché serve una Procura nazionale del Lavoro?

Nel nostro Paese abbiamo delle procure costituite da pochi pubblici ministeri e procure invece medie e grandi. È ovvio che dove le procure sono piccole non è possibile specializzarsi su ogni materia e di conseguenza i processi vanno a perdere un certo approfondimento, una certa celerità. Questo significa che in alcune zone si ha meno tutela giudiziaria di altre zone ed è qui che si viola il principio di uguaglianza. La Procura nazionale del Lavoro, come avviene in materia di antimafia e di terrorismo, serve a rendere una unica politica giudiziaria in materia di sicurezza sul lavoro.

 

di Martina Bortolotti