Disturbi alimentari: 3 milioni di casi, ma il governo azzera i fondi

Disturbi alimentari: 3 milioni di casi, ma il governo azzera i fondi

Venerdì i giovani in piazza in più di 28 città italiane: “I disturbi alimentari non sono una nostra scelta. Ci state tagliando il futuro!”

Sono oltre 3 milioni le persone che oggi, in Italia, soffrono di disturbi alimentari. Una crescita esponenziale degli ultimi decenni, con un recente picco dovuto alla pandemia. Si tratta di patologie da cui si guarisce, se opportunamente e tempestivamente prese in cura. Ma che, in caso contrario, possono essere fatali. È di 25 anni l’età media di chi muore con un disturbo alimentare. Eppure il Governo Meloni nell’ultima Legge di Bilancio ha deciso di tagliare il Fondo per finanziare i centri adibiti alla cura di queste patologie. Immediata la reazione delle associazioni giovanili e studentesche. Nel pomeriggio di venerdì 19 gennaio, infatti, Unione degli Universitari (UDU) Rete Studenti e altri, appoggiati da FP CGIL da sempre in difesa del diritto alla salute, scenderanno in piazza in tutta Italia, al grido di “Ci state tagliando il futuro!”. Nella Capitale l’appuntamento sarà alle 15.30 di fronte al Ministero della Salute, in Lungotevere Ripa 1.

La breve vita del Fondo

Alla fine del 2021 il Governo Draghi aveva introdotto un fondo da 25 milioni di euro per garantire il servizio nel 2023 e nel 2024. Si tratta del primo fondo della storia della Repubblica italiana su questa materia. Il finanziamento serviva a garantire un primo livello di assistenza ambulatoriale per la diagnosi precoce del disturbo. In molti casi, infatti, intervenendo tempestivamente è possibile evitare il ricovero che, tra le altre cose, grava sugli ospedali già estremamente intasati. Le risorse sono state suddivise equamente tra tutte le Regioni, in maniera direttamente proporzionale alla popolazione. Alcune Regioni, dove il servizio era completamente assente, hanno utilizzato i fondi per attivarlo; quelle dove il servizio era già presente hanno invece avuto l’opportunità di potenziarlo.

L’inversione di marcia del Governo Meloni

Oggi però il Governo Meloni intraprende una netta inversione di marcia. Nell’ultima Legge di Bilancio – quella del 2023 – la voce dedicata ai centri per i disturbi del comportamento alimentare è semplicemente scomparsa. I finanziamenti, dunque, non sono stati rinnovati.

Un colpo a pazienti e personale sanitario

Quali saranno le conseguenze di questa decisione? Saranno molti ad essere colpiti dal taglio al Fondo. Innanzitutto, tutti quei centri che erano stati realizzati ex novo dopo la costituzione del fondo, in mancanza di risorse si ritroveranno costretti a chiudere. Ci sarà una grave ricaduta, dunque, anche in termini di personale. Per mettere in piedi il servizio, infatti, con le risorse del Fondo erano stato assunti a tempo determinato più di 700 professionisti tra psicologi, medici e nutrizionisti a cui, senza investimenti, il contratto non potrà essere rinnovato. Ma il conto più salato sarà pagato proprio dai pazienti e dalle loro famiglie che, grazie al Fondo, erano stati seguiti e che, improvvisamente, si troveranno costretti a troncare il percorso di cura. I dati parlano chiaro. Il tasso di mortalità aumenta nelle regioni dove le strutture mancano, dove l’accesso alle cure è tardivo e le condizioni si aggravano. Un dramma che colpisce giovani con un’età media di 25 anni. A perdere la vita a causa di un disturbo alimentare sono, quindi, anche minorenni.

Il fenomeno dei disturbi alimentari in Italia

Ma qual è la portata del fenomeno in Italia? Nel 1990 i disturbi del comportamento alimentare colpivano circa 200 mila persone. In 34 anni l’incidenza di queste patologie si è fortemente aggravata, toccando il suo apice con la pandemia da Covid-19. Basti pensare che in appena un anno, dal 2020 al 2021, c’è stato un aumento del 30%, passando da 880 mila casi a 1 milione e 230 mila. Oggi le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare sono oltre 3 milioni e 200 mila. Un numero presumibilmente sottostimato che tiene conto solo di chi è stato preso in carico dal Servizio Sanitario Nazionale. Le ragioni di questo importante incremento negli anni sono da ricondursi in parte ad un effettivo aumento dei casi, in parte ad una maggiore capacità di diagnosticare precocemente il disturbo. 

Il percorso di cura

Anoressia e bulimia sono disturbi che possono arrivare ad essere estremamente invalidanti ma da cui, se curati tempestivamente ed adeguatamente, si può guarire tornando a fare una vita normale. Non solo, nel 60% dei casi, seguendo un buon trattamento ambulatoriale i pazienti riescono ad evitare di ricorrere ad un livello superiore di assistenza. È necessario, però, un approccio multidisciplinare che coinvolga psicologi, nutrizionisti ed anche familiari, con un percorso duraturo di almeno un paio di anni. Per queste ragioni, ricorrere alla sanità privata può rivelarsi estremamente dispendioso.

Per questo diverse associazioni giovanili e studentesche, con il supporto di altre organizzazioni tra cui la FP CGIL, venerdì 19 gennaio scenderanno in piazza in 28 città italiane: Ancona, Bergamo, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Catanzaro, Cosenza, Crema, Cremona, Firenze, Genova, Grosseto, Latina, Lecce, Milano, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Rimini, Torino, Trieste, Udine, Venezia, Verona e Vicenza (con altre che si stanno aggiungendo). Nella Capitale, invece, la mobilitazione si terrà alle ore 15.30 davanti al Ministero della Salute, a Lungotevere Ripa 1.

 

di Martina Bortolotti