Comuni a corto di personale e risorse economiche: è ora di invertire la rotta

La Sicilia è la regione più in difficoltà tra contratti part-time e personale non qualificato. La Funzione Pubblica Cgil: “Bisogna investire sul rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali”

I ritardi sul PNRR lo hanno reso evidente, ma era noto già da tempo: i Comuni italiani sono a corto di personale. Tanti contratti part-time, poche risorse economiche e pochi concorsi. A testimoniarlo è la rielaborazione dei dati Istat e del Conto annuale Mef/Rgs 2023 effettuata dalla Funzione Pubblica Cgil, dalla quale emerge un quadro non proprio rassicurante. In Italia un terzo dei municipi (2.437) ha in organico meno di 5 dipendenti a tempo pieno e indeterminato. Oltre 400 Comuni non hanno nessun dipendente a tempo pieno e indeterminato.

L’incidenza dei contratti part-time sulla forza-lavoro comunale complessiva è elevatissima, soprattutto nel Sud Italia e nelle Isole. Se a livello nazionale, a fronte di 268 mila lavoratori comunali full-time a tempo determinato si contano 54.000 dipendenti a tempo parziale (in pratica uno su cinque), al Sud e nelle Isole ogni 3 dipendenti a tempo pieno, uno è part time. Accanto ai 73 mila dipendenti full-time, infatti, si registrano 27 mila part-time. Questo vuol dire che la metà di tutti i dipendenti a tempo parziale dei comuni, dunque, lavora al Sud e nelle Isole, e soprattutto in Calabria e Sicilia.

I concorsi pubblici stentano a decollare. Al 31 agosto risultavano pubblicati concorsi per meno di 3.000 posti destinati a personale non dirigente a tempo indeterminato, a fronte di un turnover stimato di 40.000 unità. E per lo più si tratta di concorsi per una singola unità (il 60% ovvero 450 su 750 concorsi) e spesso a tempo parziale, anche inferiore al 50% (il 20% dei concorsi banditi dai comuni).

Inoltre, si evince come nella Pubblica Amministrazione in generale l’età media sia sempre più alta. Come riporta la Funzione Pubblica Cgil, l’età media degli impiegati pubblici stabili è di 51 anni. I dipendenti con meno di 30 anni sono, sul territorio nazionale, circa il 3,6% e nei ministeri rappresentano addirittura lo 0,7%.

La situazione nei Comuni siciliani

È la regione siciliana a soffrire di più il deficit di risorse economiche e di personale. Ma non solo. Già nel febbraio scorso, infatti, il Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) della Sicilia Paolo Amenta lamentava anche l’assenza di figure apicali e di profili professionali adeguati negli Enti locali. Non un fatto episodico ma una realtà diffusa, una criticità divenuta sistemica che mette i sindaci nella difficile posizione di non riuscire a far funzionare i servizi strategici nella gestione del proprio ente: dalle Città Metropolitane sino ai Comuni più piccoli.

Il Comune di Catania, ad esempio, possiede una dotazione organica di 3.441, ma di questi sono coperti soltanto 1.759, con una previsione di centinaia di pensionamenti entro la fine del 2024. Tutto ciò rivela chiaramente quanto sia elevata l’età dei lavoratori ma anche quanto siano gravi le carenze di personale e quindi pesante la mole di lavoro a cui deve far fronte un organico dimezzato.

Situazione non dissimile quella del Comune di Bagheria. “I dipendenti full-time sono meno della metà dell’organico – ci dice un dipendente di lungo corso – il personale è carente sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Non sappiamo quali risposte dare alle persone in difficoltà che non percepiscono più il Reddito di Cittadinanza perché non sappiamo cosa succederà domani. Stessa cosa agli anziani e ai genitori di bambini e ragazzi con disabilità che chiedono servizi. In un Paese normale e civile i diritti non dovrebbero essere chiesti, ma garantiti”.

Altri esempi potrebbero essere il Comune di Corleone e Giardinello. Il primo, nel quale su un organico di circa 130 dipendenti più di 100 sono con contratti part-time, ed il secondo nel quale di 24 dipendenti non ce n’è neanche uno a tempo pieno. Ma continuando ad indagare le situazioni anche negli altri territori è complicato trovare la normalità, intesa come organici comunali al pieno della copertura e con contratti stabili e a tempo pieno.

Come rispondere all’emergenza

Tanti sono i dubbi se si considerano le scadenze a cui i comuni saranno chiamati nei prossimi anni nella realizzazione dei progetti del PNRR. E i dubbi sono legittimi: come potranno essere realizzati con organici insufficientemente qualificati, sottodimensionati e imbottiti di dipendenti part-time? La Funzione Pubblica Cgil, nella sua proposta di un Piano Straordinario di assunzioni nella PA, segnala la necessità di introdurre 350 mila unità in più negli Enti Locali, di cui 240 mila solo nei Comuni.

“Questi dati mostrano come sia necessario investire strutturalmente sul rafforzamento della capacità amministrativa degli enti locali con una nuova strategia che metta al centro il sistema delle autonomie locali, restituendo in particolar modo ai Comuni la capacità di fare politiche occupazionali”, ha commentato Tatiana Cazzaniga, segretaria nazionale Fp Cgil (area funzioni locali). “Per queste ragioni è necessario intervenire su tutti i limiti normativi che comprimono la capacità di spesa degli enti locali”.

 

di Matteo Mercuri